
Pompeo Festo (II sec. d.c.), nel I libro del “De verborum significatione” scrive: “Arse verse: “averte ignem”. Cioè: allontana il fuoco, dicevano gli antichi.
Attenzione: Queste espressioni sono realizzate ad hoc.
Ma in lituano? si dice similarmente:
Nuversk ugnį! “Rovescia il fuoco! Abbatti il fuoco! Fa’ cadere il fuoco!”
Questa breve formula, costruita sul verbo nuversti (rovesciare, abbattere, far cadere — da nu- “via, giù” + versti “girare, voltare”), rappresenta uno dei punti in cui la lingua lituana rivela con più evidenza la sua parentela arcaica con il latino. Non si tratta di un prestito, né di un calco tardo: è l’eco di un’unica radice indoeuropea, *wer- (“girare, curvare, torcere”), che si è sviluppata in modo parallelo — quasi gemellare — nelle due lingue, separate da millenni e migliaia di chilometri, eppure ancora capaci di “riconoscersi”.
Possibili usi lituani di nuversti
Il verbo, nel lituano vivo, si è specializzato in senso concreto e spesso drammatico:
| Espressione lituana | Traduzione | Contesto d’uso |
|---|---|---|
| Nuversk medį! | “Abbatti l’albero!” | lavoro forestale, tempesta |
| Nuversk statulą! | “Rovescia la statua!” | iconoclastia, rivolta |
| Nuversti vyriausybę | “Rovesciare il governo” | linguaggio politico |
| Nuversti karalių | “Rovesciare il re” | storiografia, cronache |
| Nuversk ugnį! | “Rovescia/abbatti il fuoco!” | uso raro, arcaicizzante, quasi rituale |
Si nota che il campo semantico moderno di nuversti gravita attorno al rovesciamento violento di qualcosa di eretto o di stabile — un albero, una statua, un potere. Applicato al fuoco, il verbo assume una sfumatura quasi magico-apotropaica, come se il fuoco fosse un’entità da “far cadere”, da privare della sua verticalità pericolosa (la fiamma che si alza, che minaccia, che “sta in piedi” per bruciare).
Il parallelo latino: la famiglia di vertere
Il latino, dalla stessa radice *wer-, ha generato un intero albero di composti con avertere al centro della nostra glossa:
- vertere → girare, voltare
- avertere → volgere via, allontanare, scongiurare (un male, un pericolo)
- evertere → sconvolgere, rovesciare, sovvertire (un ordine, uno stato)
- convertere → volgere insieme, trasformare
- subvertere → sovvertire da sotto, abbattere
È interessante notare che il lituano nuversti si sovrappone semanticamente non tanto ad avertere (il verbo della glossa originale), quanto ad evertere o subvertere — i verbi latini del “rovesciamento distruttivo”.
I Termini Svanici e le forti somiglianze etrusche
Picchia il fuoco!
L’espressione svanica Ärsgwe Warwal!, tradotta come «picchia il fuoco», risulta molto simile alla glossa latino‑etrusca di Festus, riportata come Arse Verse! — che alcuni hanno interpretato come «respingi il fuoco» anziché «scongiura il fuoco». Per estensione semantica tale locuzione potrebbe rendersi in kartvelico/etrusco come «sopprimi il fuoco», cioè «estinguilo».
Battere: Nel verbo svanico ä-rsgw-e ‘egli lo picchia / lo batte’, attestato nel dialetto del Bal Superiore (Bz.), si osserva una struttura morfologica tipicamente kartvelica, nella quale la base lessicale -rsgw- esprime l’idea concreta del colpire ripetutamente, da cui si sviluppano per estensione diversi valori semantici: ‘picchiare qualcuno’, ‘battere il ferro per affilarlo’ e ‘raschiare/pulire il focolare dalla fuliggine’. La forma del presente ä-rsgw-e contiene la vocale preradicale ä-, la radice verbale -rsgw- e il suffisso tematico -e, mentre nel passato si registra un ampliamento della base in -resgw-, come nella forma aoristica a-d-resgw-e ‘egli lo picchiò’. Particolarmente interessante è la presenza, in Bz., di una doppia forma aoristica, adresgwe / anresgwe, con alternanza dei marcatori -d- e -n-. Tale oscillazione sembra riflettere una variazione libera nel marcatore di versione o nel preverbo, fenomeno noto in alcuni verbi svani, nei quali due elementi preverbali diversi possono coesistere senza produrre una distinzione semantica chiaramente percepibile. In altri contesti, tuttavia, il sistema preverbale contribuisce a specializzazioni di significato: così zh’-an-resgw-e assume il senso di ‘egli lo affilò’, mostrando come la combinazione di preverbi possa orientare il valore lessicale del verbo. La forma plurale ä-rsgw-e-kh ‘esse lo puliscono’ conferma infine la produttività della base verbale, con il suffisso -kh come marcatore di plurale personale. Nel complesso, questo lessema costituisce un buon esempio della ricchezza morfologica dello svanico e della notevole fluidità dei suoi meccanismi preverbali.
Fuoco: Nella famiglia delle lingue caucasiche meridionali (dette anche kartveliche), la radice ∗warwar− (o ∗varvar−) è legata al concetto di bruciare, scintillare, splendere o ardere.Ecco come funziona:Sillabe reduplicate: In linguistica, ripetere la stessa sillaba (come in var-var) si chiama reduplicazione. Spesso serve a rafforzare il significato. In questo caso, suggerisce un’azione continua, come il lampiore di una fiamma o il bagliore di un fuoco.Il contesto georgiano e svan: In georgiano antico e moderno, parole con questa radice indicano lo scintillare. Nella lingua svan (un’altra lingua parlata nell’area del Caucaso), la variante ∗warwaˉl− si riferisce proprio all’atto di bruciare. Inoltre, sempre nella mitologia svan, Barbar (o Babar) è il nome di un’antica divinità legata al sole e ai cicli solari.Curiosità: In linguistica comparativa, parole con significati simili che si basano su suoni naturali (come il crepitio del fuoco) sono dette onomatopee. La radice ∗war− in questa regione è considerata una delle parole più antiche (proto-kartveliche) per descrivere l’energia pura del fuoco.
