Scomparsa Longobardo e il suo ritrovamento nella gorgia Toscana

Non è che gli studiosi “nascondano” questo fatto ma si scontrano con una grande mancanza di prove scritte.

Per secoli si è creduto che il longobardo fosse svanito in fretta, lasciando solo poche parole nel Lingua longobarda – (src Wikipedia). Oggi, però, la linguistica moderna ha cambiato visione, analizzando le prove indirette. Le ragioni di questa vecchia convinzione sono molto pratiche: Mancanza di testi: I Longobardi non scrivevano la loro lingua. Usavano il latino per i documenti ufficiali. Di conseguenza, non abbiamo libri scritti in longobardo per dimostrare cosa si parlava nelle piazze toscane. Rapida fusione: I Longobardi erano una minoranza rispetto alla popolazione locale neolatina. Nel giro di poche generazioni, adottarono il volgare locale per farsi capire. Tuttavia, la teoria secondo cui il longobardo scomparve subito è oggi superata.

La questione della sopravvivenza del longobardo

Gli autori contestano la datazione troppo precoce dell’estinzione della lingua longobarda (entro il 700, come sostenuto sui forum), proponendo una sopravvivenza ben più lunga, fino al IX secolo o anche oltre. A sostegno si cita:

Lo storico François-Louis Ganshof, che colloca l’estinzione tra VIII e IX secolo
La persistenza di antroponimi non assimilati foneticamente al latino volgare, il che suggerisce un uso attivo della lingua almeno in ambito familiare
La pervasività dei prestiti longobardi nel volgare italiano, giunti persino in Sicilia, mai soggetta a occupazione longobarda
I dialetti longobardi

L’autore identifica tre aree dialettali principali:

Longobardo settentrionale (centrato su Pavia)
Longobardo toscano (centrato su Lucca)
Longobardo meridionale (centrato su Benevento)
Le differenze tra questi dialetti sono illustrate attraverso le varianti degli elementi onomastici:

Significato:
“AAT” – Gotico
“Long. sett.” – Long. sett.
“Long. toscano” – Long. toscano
“vittoria” – “sigu, sigi, siki” – SIGE-, SIGE-, SIGI-
“giorno” – “tag_dags” – DAGHI- TACHI-
“splendente” – “beraht/peraht” – PERT, -BERT
“spada/tizzone” – “brant” – -PRAND
Un esempio particolarmente eloquente è quello dell’arciprete lucchese che viene chiamato SIGEMUND in una carta scritta a Pavia e SICHIMUND nei documenti toscani: la stessa persona, due rese dialettali diverse a seconda del luogo di redazione del documento.

Per la radice germanica *rīka- (“re, sovrano”), l’evoluzione è:
Longobardo settentrionale: -ris
Longobardo toscano: -risci
Longobardo beneventano: -rissi

Questo esito è parallelo a quello del tedesco moderno Reich, con palatalizzazione della fricativa velare, fenomeno attestato anche in dialetti tedeschi dove “isch” suona. Gli esperti concordano sul fatto che l’idioma germanico abbia continuato a vivere per secoli in Toscana. Lo dimostrano prove molto evidenti:
La famosa gorgia toscana (il tipico suono aspirato delle lettere c e t) ha origini longobarde. Si pensa che i Longobardi abbiano influenzato la pronuncia locale, introducendo regole del loro parlato. Le parole di ogni giorno: Il toscano ha conservato molte parole longobarde legate alla vita quotidiana, come russare, spaccare o scherzare.
I nomi dei luoghi: Tantissimi toponimi toscani (i nomi dei paesi) derivano dalla lingua longobarda, a testimonianza di una presenza attiva e radicata sul territorio. La “gorgia toscana” è il famoso accento che trasforma le consonanti “dure” in suoni soffiati. Una teoria dice che questo suono arrivi dai Longobardi. Essi parlavano una lingua con suoni simili. Molti linguisti pensano però che derivi dagli Etruschi, che parlavano così già migliaia di anni fa.

Le regole della gorgia:
Dov’è diventato un soffio come in “ha” (es. la palla → la phalla).
T diventa un suono dolce come nell’inglese “think” (es. il topo → il thopo).
C diventa un soffio come nella parola “hello” in inglese (es. la casa → la hasa).


Longobardi ed Etruschi a confronto:
Teoria Longobarda: I Longobardi erano un popolo del nord. Quando invasero l’Italia, portarono suoni duri. Alcuni studiosi dicono che i toscani abbiano imitato questi suoni.
Teoria Etrusca: È la più famosa. Gli Etruschi vivevano in Toscana prima dei Romani. Avevano già queste lettere aspirate. I suoni sono rimasti nel tempo.
Teoria longobarda è dibattuta. Si discute ancora su quale sia la causa vera.

  1. È una questione germanica, non romanza
  2. Esistevano veri e propri “dialetti” longobardi
  3. Incompatibilità genetica tra toscano e longobardo
  4. Il silenzio del latino

In sintesi:
Sui forum chi ipotizzava la “distorsione toscana” è caduto in una paretimologia (un’illusione ottico-acustica): ha visto delle “ch” e delle “k” nei documenti toscani dell’VIII secolo e le ha associate alla pronuncia toscana moderna. In realtà, i documenti toscani ci restituiscono la lingua longobarda nella sua forma più genuina e viva, testimoniando che questa lingua germanica fu parlata attivamente per secoli nella penisola, sviluppando proprie varianti locali prima di estinguersi fondandosi con l’italiano.

Confutazione della “distorsione toscana”
Si smonta sistematicamente l’ipotesi che le caratteristiche fonetiche degli antroponimi longobardi toscani derivino dalla gorgia o da altre peculiarità fonetiche dei vernacoli neolatini toscani:
Argomento della distribuzione geografica: L’assordimento delle sonore e l’aspirazione non sono esclusivi della Toscana. Si trovano anche:
Nell’Origo gentis Langobardorum (Theudiperti per un re franco, Garipald per un personaggio bavarese)
Nell’albero genealogico dei Lethingi (Wacho, Ariperto, Gundeperga, Godeperto, Perctarit)
In Friuli (MUNICHIS)
Nel Meridione (Dagileopa, Antechis, Lupelchisi, Vvinelaupo a Lucera, Vvinipirga in Puglia)
A Bergamo (LAUNECHILD anziché LAUNEGILD)
A Rieti (TACIPERT)
Argomento dell’assenza di gorgia nel latino coevo: Se la gorgia toscana fosse stata operante nel VIII secolo e avesse influenzato gli antroponimi longobardi, avrebbe necessariamente lasciato tracce anche nelle parole latine dei medesimi documenti. Questo non accade mai.
Argomento della natura degli ipercorrettismi: Le forme come corgite per gurgite e iocale per iugale attestate a Lucca nel VIII secolo sono semplici ipercorrettismi di scribi ignoranti e non hanno alcuna relazione con l’assordimento germanico delle sonore. Il toscano non desonorizza mai /b, d, g/ in /p, t, k/.
Argomento della fonotattica: La struttura fonotattica del longobardo (con nessi consonantici complessi come quelli di ANSPRAND, TEUTPALD, LAUTCHIS) è radicalmente incompatibile con quella del toscano, che non tollera consonanti finali e tende ad aggiungere una vocale paragogica (come nei moderni adattamenti barre da bar, rosbiffe da roastbeef).
Argomento della posizione: La gorgia toscana opera sulle occlusive sorde in posizione intervocalica, mai in posizione iniziale assoluta o postconsonantica. Negli antroponimi longobardi, le aspirate compaiono frequentemente in posizione postconsonantica (come nei dialetti alemannici), il che esclude ogni rapporto causale. I germanismi non spariscono all’improvviso perché qualcuno smette da un giorno all’altro di usarli. Spariscono perché muore la comunità linguistica che li riproduceva come sistema. Restano per un po’ come relitti onomastici e lessicali, poi vengono assorbiti nel paesaggio romantico d’Italia.

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